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Prestito Rifiutato? Scopri come limitare i danni.


In questo articolo cercheremo di spiegare in maniera approfondita cosa fare quando viene rifiutato un prestito e le motivazioni del rifiuto, e quando vi sono le condizioni per poter avanzare un’altra richiesta di finanziamento.

 

Quando e perché un prestito viene rifiutato?

I motivi che possono spingere una banca o qualsiasi istituto di credito a rifiutare un prestito possono essere tanti e diversi fra loro, anche se nella maggior parte dei casi il rifiuto ha come comune denominatore una situazione creditizia non stabile del richiedente, ovvero non sufficiente per far fronte al debito da pagare.

Infatti, in questi casi le possibilità che un prestito ottenga un rifiuto sono molto alte, quindi, è bene considerare la propria situazione finanziaria prima di richiedere un prestito e valutare con molta attenzione le reali possibilità di fronteggiare le scadenze.

Dopo avere fatto una valutazione appropriata vale la pena ricercare la soluzione di finanziamento più idonea alle proprie esigenze, e sul mercato le proposte sono veramente tante.

Nel caso del prestito rifiutato, è comunque importante capire il motivo reale della negazione al credito e la banca ha il dovere di rendere nota la ragione al richiedente in modo da renderlo consapevole.

Ecco le cause più frequenti per le quali è possibile ricevere un rifiuto in caso di richiesta di prestito:

  • E’ già in corso un altro finanziamento oppure un mutuo e la banca rifiuta un’altra richiesta perché ritiene che le garanzie economiche non sono sufficienti a far fronte ad un’altra rata.
    In genere è una delle motivazioni più frequenti che le banche forniscono in presenza di un rifiuto. Ad esempio, se si ha uno stipendio mensile di 1.200 euro e delle rate da 400 euro al mese, rimangono 800 euro per fra fronte ad un altro finanziamento e questa differenza potrebbe essere insufficiente per ottenerlo.
  • Essere stati assunti da poco o avere aperto da poco un’attività è una delle cause che portano al rifiuto del prestito. Infatti, l’anzianità lavorativa gioca un ruolo molto importante affinché la banca possa riconoscere nella situazione finanziaria del soggetto la stabilità necessaria per pagare le rate.
    In genere i dipendenti dovrebbero essere assunti almeno per 6 mesi prima di fare domanda di prestito mentre per gli autonomi occorrono almeno 12 mesi di anzianità dell’azienda.
  • Le garanzie non sono sufficienti, soprattutto per quanto riguarda gli autonomi. Infatti, al contrario dei dipendenti e dei pensionati che sono garantiti dallo stipendio e dalla pensione, gli autonomi hanno come garanzia solo la dichiarazione dei redditi. Se il reddito presentato dagli autonomi non è sufficiente a garantire il prestito, è necessario presentare un garante oppure una garanzia reale, come ad esempio un’ipoteca, per sottoscrivere il finanziamento. Un’altra alternativa è la sottoscrizione di un prestito con cambiali, riservata appositamente a chi non ha reddito sufficiente.
  • Prestito rifiutato perché non censito è un’altra delle motivazioni che possono generare un rifiuto. Poiché si è totalmente sconosciuti alle banche in quanto non è mai stata avanzata domanda di credito la banca può anche rifiutare il prestito.
  • Essere segnalato nella banca dati come cattivo pagatore o protestato è un’altra causa molto frequente. In questo caso la propria storia creditizia non è positiva e gli istituti di credito tendono a rifiutare la richiesta di prestito. Per risolvere questa situazione la soluzione sarebbe quella di cancellare il proprio nome dalla lista dei cattivi pagatori o da quella dei protestati, due operazioni che comunque richiedono prescritti dalle normative di legge e passerebbe comunque altro tempo per uscire puliti.

 

Se la domanda di prestito viene rifiutata è necessario far passare del tempo prima di avanzare un’altra richiesta presso una nuova banca o istituto di credito.

Infatti, tutte le informazioni relative alle domande di prestito rifiutate vengono segnalate alle Centrale Rischi, e le segnalazioni negative vengono conservate negli archivi almeno per 30 giorni.

 


Ti hanno rifiutato un prestito? Valuta le alternative.

In caso di prestito rifiutato non bisogna scoraggiarsi le alternative sono tante e per fortuna le società che erogano il credito differiscono fra loro per principi e prodotti.

In particolare, se si lavora come dipendenti oppure si percepisce una pensione mensile, è possibile valutare altre soluzioni di finanziamento, come ad esempio la cessione del quinto dello stipendio o pensione.

Il prestito con cessione del quinto rappresenta infatti una soluzione possibile da tenere in considerare in caso di rifiuto, vale solo per lavoratori dipendenti statali o privati assunti da almeno tre mesi e per i pensionati ed è un tipo di finanziamento che può essere erogato anche ai segnalati.

Nel caso della cessione del quinto l’ente di credito ha la possibilità di detrarre la rata direttamente dallo stipendio o dalla pensione e questa rappresenta per la banca una forma di garanzia accettabile e valida per limitare il rischio. Il limite massimo che la banca può detrarre dallo stipendio o dalla pensione è il 20% del limite mensile.

Se invece il motivo del rifiuto del prestito è dovuto alla presenza di altri finanziamenti in corso è possibile optare per un’altra valida soluzione che è quella del consolidamento dei debiti.

Questa forma di prestito permette di riunire in un unico prestito i vari finanziamenti, stabilendo una sola rata e modificandola in relazione alle possibilità del debitore. Il consolidamento debiti consente quindi di ridurre l’importo della rata allungando la durata del finanziamento.

 

Prestito rifiutato? Richiedi sempre la liberatoria.

La liberatoria è documento importante per poter fare altre domande di finanziamenti nel caso in cui la prima richiesta sia stata rifiutata.

Infatti, questo documento attesta che lo stato della domanda del prestito non è più in attesa, ma è piuttosto in modalità respinta o ritirata.

Tenendo conto che tutte le richieste di prestito effettuate vengono iscritte in Centrale Rischi automaticamente e sono visibili a tutte le banche e le finanziarie, non appena l’istituto di credito esegue un controllo nella banca dati e si accorge che lo status del richiedente è ancora in richiesta la pratica viene respinta.

Quindi, è chiaro che possedere la liberatoria assicura la certezza che lo status della pratica non sia più in richiesta e di conseguenza vi sono più probabilità che le future domande di finanziamento vengano accettate.

La domanda di liberatoria deve essere fatta a tutte le singole società finanziarie a cui è stata avanzata la richiesta di prestito.

 

Dopo quanto è possibile richiedere un nuovo prestito?

È importante far trascorrere almeno 30 giorni prima di avanzare una nuova richiesta. Inoltre, nel caso sia stato rifiutato un prestito da una banca o un istituto di credito, è opportuno evitare di rivolgersi ad altre banche perché si otterrebbe un altro netto rifiuto.

Il motivo?
Le banche attingono informazioni da un’unica rete e quindi possono verificare sia il passato creditizio del cliente che la sua attuale posizione creditizia, e perfino se ha fatto richiesta di prestito ad altre banche.

Le informazioni comprendono i nomi delle banche a cui è stata fatta la richiesta del prestito, di conseguenza anche la risposta di un’altra banca sarà negativa.

Inoltre, prima di riprovare a richiedere un altro prestito, è consigliabile accertarsi che il proprio nominativo non sia ancora segnalato in qualche Centrale Rischi per evitare un altro rifiuto.

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By | 2017-06-05T20:14:56+00:00 maggio 12th, 2017|Notizie|0 Comments

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